giovedì 29 dicembre 2011

L'uomo dei fumetti

C'è chi considera le classifiche di fine annata qualcosa di scontato. Secondo me, no. Dipende da come le fai. Per esempio quando servono a capire, tra le cose che hai letto, quali hanno lasciato il segno, puoi intuire come indirizzerai le tue letture future, puoi suggerire agli altri cose che non avevano preso in considerazione oppure rivederne alcune che si erano sottovalutate. Nel post precedente avevo composto la triade migliore dei fumetti letti nel 2011 con Sabato tregua di Andrea Bruno, X'ed out di Charles Burns e Phonx di Paolo Bacilieri. Rispetto al numero di letture avevo compiuto delle esclusioni eccellenti, perciò eccovi qualche altro titolo in ordine sparso - non tutti usciti nel 2011 - meritevoli di attenzione:
Le viscere del Bronx di Peter Milligan e James Romberger, L'inverno del disegnatore di Paco Roca, Pompa i bassi, Bruno! di Barù, Caricature di Dan Clowes, All star Superman di Grant Morrison e Frank Quitely, Blacksad - Arctic nation di Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido, Hellboy - L'uomo deforme e altre storie di Mike Mignola e Richard Corben e Il bel tempo di Joe Matt. Buone letture e buon 2012!

martedì 27 dicembre 2011

Trinità

video

Non credo sia il caso di dargli un'importanza vitale, ma ripensando all'anno che sta per concludersi mi chiedevo quali cose tra libri, film e fumetti "incontrati" nel 2011 mi rimarrano più impresse da un punto di vista estetico e non solo. Ripensando ai libri, ne avrò letti poco più di una decina credo - fumetti esclusi - tra i quali vorrei menzionarne almeno tre: Perturbamento di Thomas Bernhard, Il giudizio della sera di Sebastiano Addamo e Marinai perduti di Jean Claude Izzo.
Per quanto riguarda i film, anche lì saranno stati poco più di dieci, tra cui menzionerei Corpo celeste di Alice Rohrwacher, Drive di Nicolas W. Refn e Miracolo a Le Havre di Haki Kaurismaki. Infine i fumetti. Non saprei dire quanti ne ho incontrati, sicuramente in misura molto maggiore. Arduo stringere il cerchio a tre titoli, ma ci proverò: Sabato tregua di Andrea Bruno, X'ed out di Charles Burns e Phonx di Paolo Bacilieri. Consapevole di aver operato esclusioni dolorose, prometto di tornare sull'argomento con una lista più ampia di titoli a fumetti da consigliare dall'anno che va a chiudersi.

venerdì 23 dicembre 2011

L'uomo nudo

Si, L'uomo nudo è uscito proprio in questi giorni per Viceversa Records.
Il cd è il primo album del cantautore Mapuche. Ora non starò qui a sprecare parole sulla bontà dei testi o la qualità degli arrangiamenti. Dico soltanto che a me il disco è piaciuto parecchio. L'ho trovato sincero, una dote assai rara oggigiorno. E ironico. La voce emblematica di una generazione. Mapuche (si legge mapuce!) è presente su Myspace.
Chi segue Nerdelite sa che di tanto i tanto ho parlato pure di musica. Probabilmente vi sarete fatti un'idea dei miei gusti.
Ad ogni modo, è possibile ascoltare L'uomo nudo on line e gratis, così che possiate farvi una vostra idea.
Mapuche la scorsa estate aveva anche pubblicato con Doremillaro Records un Ep intitolato Anima Latrina. Anche quello si può ascoltare gratis e on line.

mercoledì 21 dicembre 2011

Brian di Nazareth



Tra pochi giorni sarà il compleanno di Brian, il giudeo-romano protagonista della pellicola Life of Brian, tradotto in Italia come Brian di Nazareth, capolavoro dei Monty Python. Mi auguro che sappiate chi siano i Monty Python, altrimenti che le piaghe d'Egitto possano cogliervi!
Il film del 1979, accusato di blasfemia, è una parodia del cristianesimo e allo stesso tempo una satira sull'integralismo religioso e non, forse per questo motivo in Italia è stato distribuito solo nei primi anni '90 - è risaputo infatti come in questo paese ci siano da sempre due Stati, la Repubblica e il Vaticano. Però Brian di Nazareth è un gran bel film. E per giunta stimola una riflessione su temi profondi e sul pensare con la propria testa. Sarà per questo che fa paura? Vabbè, che dire? Così va il mondo. Buon compleanno Brian!

lunedì 19 dicembre 2011

Willy Wonka



Non ricordo con esattezza quando, ma sarà stato sicuramente durante gli anni delle scuole elementari. Le vacanze di Natale iniziavano e fino alla Befana niente compiti e maestra e basta alzarsi presto la mattina ma solo fumetti, cartoni animati e niente noia. Bei tempi! Si, sarà stata la prima metà degli anni '80, grossomodo. Ad ogni buon conto ricordo pure che in televisione davano film memorabili e assolutamente fondamentali e che grossomodo replicavano tutti gli anni durante le vacanze di Natale.
I Gremlins, La storia infinita, Nel fantastico mondo di Oz, La storia fantastica ma sopratutto Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (quello del '71, ovvio! Non parlatemi di quella ciofeca uscita nel 2005!). Buone feste!

venerdì 16 dicembre 2011

Dolce attesa

"Milioni di giovani disoccupati si aggirano per l’Italia: un popolo di circa-trentenni senza impiego. C’è chi l’ha perso, chi non ne ha mai trovato uno e chi è stato fagocitato dal precariato più fosco e disperante. Tanti hanno smesso di cercare qualcosa. L’unica ricchezza che gli resta è il tempo. Quando la disillusione colma la misura, il tempo libero diventa la sola dimensione esistenziale...". Iniziava così la presentazione di Dolce attesa, la sezione speciale di Doppio zero curata da Angelo Orlando Meloni e Ivan Baio.
Dall'esordio la rubrica continua a presentare racconti brevi di autori che vivono la "dolce attesa". Raymond Carver scrisse che lo scrittore è "colui che porta notizie da un altro mondo", Dolce attesa rappresenta allora una finestra sulle esistenze precarie e disilluse eppure cariche di tensione della generazione delle opportunità negate.
Da oggi su Dolce attesa è presente anche un mio racconto che si intitola Congedo illimitato. Potete vederlo qui. Fatemi sapere. Buona lettura!

mercoledì 14 dicembre 2011

Midnight in Paris



A me i film di Woody Allen convincono sempre. Credo che questa qualità derivi dal fatto che le sue pellicole sono belle perchè scritte molto bene. Si avverte come alla base ci sia una scrittura solida. Vedere i suoi film e studiarne la struttura, i personaggi, è sempre stato un godimento per me, e un riferimento per la buona scrittura in generale.
Ieri ho visto Midnight in Paris, l'ultimo lavoro di Woody Allen. Quante volte si ha la sensazione, anzi, la netta certezza, che se avessimo fatto scelte diverse nella vita oggi le cose andrebbero senz'altro meglio? Che se avessimo vissuto in un'epoca diversa avremo senz'altro realizzato i nostri sogni? Illusioni? Forse. Midnight in Paris è una pellicola deliziosa che approfondisce in chiave universale questi temi, centrali nella vita di uno scrittore. Ci si immedesima nel protagonista con immediatezza. Si, dopo ci si sente più leggeri. Forse anche più saggi. Un buon film, vedetelo se potete.

lunedì 12 dicembre 2011

Invito al massacro - zerocinque



Si, dunque, considerato che passerà ancora del tempo prima di vedere il fumetto in cartaceo, di tanto in tanto posterò qualche anteprima come l'altro giorno oppure come in questo caso qualcosa di suggestivo che abbia a che fare in qualche modo con la storia di Invito al massacro. In effetti non è la prima volta che metto qui un collegamento esterno al fumetto, una sorta di "ipertesto" che ha un qualche legame col racconto. Bene, potete rivedere tutto utilizzando il tag nuovo fumetto (o Invito al massacro, è uguale) e seguendo questo filo non vi rovinerete l'eventuale lettura, ma potrete pian piano entrare nello spirito e nel mondo di Invito al massacro.

venerdì 9 dicembre 2011

Fumetto tra arte e intrattenimento

Un articolo di qualche tempo fa ad opera di Guglielmo Nigro, che mi è capitato di rileggere in questi giorni, mi ha dato lo spunto per riflettere sull'annosa questione arte/intrattenimento nell'ambito dei fumetti. Sono sostanzialmente d'accordo con le argomentazioni di Nigro, tuttavia mi chiedo: quale editore "major" avrà mai l'ardire di affidare ad uno di quegli autori che Nigro definisce "indipendenti" la sceneggiatura o l'illustrazione di un personaggio d'avventura da edicola?
Perchè se da un lato gli autori italiani mostrano una tendenza verso la "specializzazione" è anche vero che gli editori sono in un certo senso specializzati. Pensiamo ad esempio alla Bonelli. Immagino che troverebbero difficoltà e resistenze, nel caso volessero produrre fumetti d'intrattenimento ma dal respiro indipendente. E lo scrivo con rammarico, poichè dall'incontro tra le due dinamiche penso che potrebbero uscire delle cose davvero belle da leggere. Per esempio, negli Stati Uniti la Vertigo è nata più o meno in questo modo. Personaggi classici, affidati per un episodio o per un ciclo fuoriserie ad autori indipendenti che avevano fatto cose diverse.
Si, immagino che Nigro mi annovererebbe tra gli "indipendenti". Però, se mi proponessero di scrivere una storia con un personaggio d'avventura tradizionale, io non direi di no a priori. Risponderei: parliamone. (in alto, uno splendido Tex Willer di Paolo Bacilieri)

mercoledì 7 dicembre 2011

Invito al massacro - zeroquattro

Mi sono reso conto che da un po' di tempo non pubblicavo un'anteprima di Invito al massacro, il mio nuovo lavoro in prossima uscita con Tunuè. Sopra una vignetta tratta da una tavola in cui si vede il protagonista in sella ad una vecchia vespa. Illustrazioni di Davide Garota. Proprio in questi giorni stiamo ultimando la consegna di tutto il materiale, insomma. Incrociando le dita, salvo imprevisti, in primavera vedremo il fumetto in libreria. Per il resto cercate sul blog.

lunedì 5 dicembre 2011

Tutto fumetto e niente fumo

Qui accanto il pezzo ad opera di Diego Marani apparso su Saturno, l'inserto culturale de Il fatto quotidiano, segnalato qui. Personalmente le sue argomentazioni non mi convincono. Rivelano una conoscenza approssimativa e superficiale della materia. Fa confusione tra un tipo di fumetto (il graphic novel) con il linguaggio dei fumetti in toto. D'accordo, un conto è dire che il formato graphic novel da un punto di vista commerciale ha aiutato il fumetto a stare in libreria, a rompere certi tabù culturali, ma diversa cosa è contrapporre il graphic novel al fumetto! Sarebbe come affermare che gli spaghetti western non erano cinema! A questo proposito, certe "guerre di religione" non le capisco. Come ho già detto altre volte la contrapposizione popolare/d'autore o seriale/graphic novel è fuorviante, per me. Esiste il fumetto. La definizione di Scott McCloud in Understanding comics dice "Immagini e altre figure giustapposte in una deliberata sequenza per comunicare informazioni". Raccontare una storia, aggiungiamo. Punto. Tutto il resto sono chiacchiere inutili. Certo, esistono vari formati e generi (la strip, il comic book, il graphic novel, il quaderno bonelliano, l'album alla francese, il pocket, i manga...) con caratteristiche specifiche ma sempre di fumetti si tratta! Possono essere belli o brutti, indipendentemente dal formato o dall'argomento (leggero o impegnato che sia!). Per me, esistono fumetti seriali bellissimi e altrettanti brutti. Così come ci sono fumetti impegnati d'una noia mortale a fronte di autentici capolavori. Altri scritti bene ma disegnati male e al contrario con bei disegni ma scritture pessime. Quando arriveranno a considerare un fumetto a prescindere dal formato o dalla periodicità, dall'intrattenimento o dalla profondità? Perchè logorarsi in polemiche sterili? Ci vorrebbe più elasticità nei giudizi, poichè la storia del fumetto ha una grande tradizione di stili e generi diversi. Non si dovrebbe generalizzare. Sarebbe utile, invece, impegnarsi ognuno nel proprio ruolo - autori, editori, addetti ai lavori - per la diffusione e la lettura del buon fumetto e basta, secondo me.

venerdì 2 dicembre 2011

Miracolo a Le Havre

L'altro giorno sono riuscito a vedere Miracolo a Le Havre, il nuovo film di Aki Kaurismaki.
Avevo già scritto qualcosa a proposito del regista finlandese. Apprezzo molto i suoi lavori e le mie aspettative, che erano alte per questa nuova pellicola, sono state ampiamente ripagate. Miracolo a Le Havre colpisce per l'intensità delle immagini, il racconto filmico non ti investe come un treno, no, non è quel tipo di forza, poiché ciò che trascina lo spettatore è l'essenzialità. Pochi dettagli ma fondamentali. La luce, i colori, gli oggetti, gli attori, le espressioni, gli sguardi e i gesti. Tutto è presente nella misura giusta. Concentrata. La sintesi, che poi è la cifra stilistica del regista. E si, certo, anche la storia è semplice, ironica ma profonda. Fatte le debite proporzioni - e ci mancherebbe altro - la trama mi ha ricordato un mio lavoro di qualche anno fa: Ti sto cercando.
Un film, ma anche un romanzo o un fumetto, possono essere belli o brutti di per sè, a prescindere dall'argomento che affrontano, ma Miracolo a Le Havre racconta molto più di quel che appare. Dice anche qualcosa che di questi tempi ci servirà. Si, il bel cinema è ancora possibile, dopotutto.

mercoledì 30 novembre 2011

Niente da capire

Scorrendo le letture di quest'anno mi accorgo di aver letto più raccolte di racconti del solito. In genere leggo romanzi. Forse inseguendo l'idea del romanzo come "viaggio dell'eroe" mi illudo di prendermi una lunga vacanza dalla vita assieme al protagonista e vivere con lui il lungo e tortuoso percorso, dall'inizio e attraverso il romanzo fino al finale (e invece no, perchè dentro i libri ci si tira appresso anche la propria vita. Sempre. ) In questo senso i racconti sono come delle gite domenicali, passeggiate appena fuoriporta che di tanto in tanto regalano uno scorcio inedito, un sussulto inaspettato.
Tra le raccolte lette quest'anno c'è Niente da capire di Luigi Bernardi (Perdisa Pop, 2011). Si tratta di tredici racconti con protagonista una magistrata inquirente, Antonia Monanni. Tredici finestre sull'esistenza di una donna. Tredici casi criminali.
I generi spesso sono etichette buone per il marketing, tuttavia i critici assegnerebbero a questi racconti l'etichetta "noir". Siccome sono abituato a considerare solo due categorie di libri, quelli belli e quelli brutti, vi dirò perchè secondo me questi racconti sono belli.
Bernardi come un chirurgo si insinua nelle viscere della realtà e la riporta in superficie. Una scrittura asciutta, cruda e senza fronzoli. Un mondo dove i conti della massaia non tornano. C'è qualcosa che si perde, qualcosa che si aggiunge e nulla è sotto controllo. "Le persone hanno disinparato a vivere". Tutto scorre. Entropia. E per una volta la protagonista è una donna vera. Intelligente e sincera. Muove simpatia senza ammiccare per un solo attimo al lettore. Bisogna conoscere bene le donne per riuscire a raccontarle così. Bello infine l'omaggio nascosto a Giorgio Scerbanenco, un elemento in apparenza innocuo che, come la lettera rubata di Edgar A. Poe, a chi sa guardare oltre le apparenze rivela l'ascendenza di queste tredici scritture. Bene, se vi capitassero sottomano leggetele.

lunedì 28 novembre 2011

I Fantastici Quattro: 1961-2011

Quest'anno ricorre il cinquantennale dei Fantastici Quattro di Stan Lee e Jack Kirby! Il quartetto più famoso al mondo dopo i Beatles nasce infatti nel 1961 dando contemporaneamente vita al Marvel Universe che ancora oggi ci regala grandi storie. I Fantastici Quattro segnarono l'inizio di un nuovo modo di fare fumetti.
Io ho celebrato l'evento a modo mio... rileggendo i primi storici episodi di Lee & Kirby (in una ristampa italiana degli anni novanta), cui ho fatto seguire la lettura di una gran bella saga del quartetto risalente agli anni settanta con dentro grandi autori come Marv Wolfman, Keith Pollard, John Byrne e Joe Sinnot, conosciuto come "il ciclo della Sfinge". Ah! Che goduria! Che Meraviglia! Marvel, appunto.
Incredibile come storie così datate mantengano ancora un fascino e una freschezza inalterati. Dialoghi brillanti, disegni dinamici ed espressivi. Accattivanti. Trame mozzafiato, avventurose, ironiche e ricche di colpi di scena. Si, forse ad una lettura critica alcuni passaggi potrebbero sembrare naif oggigiorno, ma sapete una cosa? Chi se ne frega! Ad avercene ancora oggi di letture così belle...
Lo Spazio Bianco in questi giorni sta celebrando il compleanno dei Fantastici Quattro con un'iniziativa originale: ridisegnare il primo numero tavola per tavola con contributi di vari disegnatori. Qui potete vedere i vari lavori. Mentre qua vengono raccolti una serie di contributi scritti. Excelsior!

venerdì 25 novembre 2011

Fumetto è passione

Qui accanto, l'ultima domanda che Antonio Rubinetti pone a Gigi Simeoni per un'intervista pubblicata alle pagine 14 e 15 di Fumo di China 196 (Settembre 2011).
Gigi Simeoni, in arte Sime, è un autore di fumetti, uno che li scrive e li disegna. Uno che ha la bravura, la caparbietà e la fortuna di vivere di fumetti. Ricordo le ottime prove che offriva su Hammer - eh! i più giovani non sanno cosa si sono persi!
Non ho letto i suoi ultimi lavori (Gli occhi e il buio, Stria) poichè non riesco a leggere tutto ciò che vorrei... ma ne ho sentito parlare un gran bene. Su wikipedia c'è una pagina a lui dedicata, per quanti volessero curiosare oltre ha pure un sito web ben curato.
Considerando tutte le discussioni di questi ultimi giorni circa le motivazioni per cui si fanno o non si fanno i fumetti, le le riflessioni scaturite dalle esternazioni di Giacomo Monti a Lucca Comics 2011, credo che la risposta di Simeoni contenga parole molto significative. Utili e belle. Non solo per i principianti.

mercoledì 23 novembre 2011

Perchè si fanno i fumetti

Nel post precedente ho riportato alcune riflessioni a proposito delle esternazioni di Giacomo Monti nell'ultima Lucca Comics. Devo ammettere che le medesime mi hanno ricordato alcuni pensieri che ho in testa sul perchè si fanno i fumetti.
Alcuni lo fanno per mestiere, per guadagnarsi da vivere quindi. Un'attività che si esercita a tempo pieno, collaborando assiduamente con uno o più editori, in veste di sceneggiatore e/o disegnatore. Oggigiorno è sempre più raro però, gli spazi presso gli editori che producono albi ad alta tiratura che consentono paghe adeguate sono ridotti sia in Italia che all'estero. Il fumetto ha perso terreno nei confronti delle masse. E allora spesso gli autori svolgono anche altre attività lavorative. A proposito, i fumetti si possono fare anche solo perchè si avverte un'esigenza comunicativa, un'urgenza narrativa, un qualcosa da dire, una storia da raccontare, mentre nella vita si svolge tutto un altro lavoro. L'aspetto economico passa in secondo piano, a patto di stare professionalmente sul mercato insomma, fare in modo che l'editore recuperi le spese con un margine adeguato di profitto per sè e gli autori. C'è quindi un aspetto commerciale che entra sempre in gioco.
E ultimo ma non meno importante c'è l'aspetto estetico da considerare. I fumetti possono essere belli o brutti. E chi lo decide? I critici? Il pubblico? Il tempo? Il successo commerciale? Beh, tutti e nessuno allo stesso tempo. E gli autori sono tali solo se non fanno niente altro? Se ne parla qui.

lunedì 21 novembre 2011

Leggere stronzate

video

Durante la scorsa Lucca Comics tra i vari incontri che si sono svolti ce n'è stato uno che non è passato inosservato. Una tavola rotonda a cui partecipavano tra i maggiori fumettisti contemporanei di diversi paesi del mondo - David Lloyd, Craig Thompson, Jiro Taniguchi, Jeff Smith, Barù e Giacomo Monti. Mi ha colpito in particolare l'intervento di quest'ultimo. Sopratutto in rapporto ai precedenti. Sul blog di smokyman (autore del filmato postato sopra presente su YouTube) è disponibile una trascrizione fedele delle sue parole.
Quello che mi colpisce è la sincerità disarmante di questo autore - non mi sorprende, no, poichè avendo letto e apprezzato i suoi fumetti sin dal primo numero di Canicola e avendolo conosciuto a BilBolBul so che è un autore che si mette "a nudo" come si dice - poichè, ammettiamolo, spesso nel mondo dei fumetti siamo abituati a veder misurare le parole e ci si muove con diplomazia per amore del quieto vivere e per rispetto dei colleghi. Mentre gli altri autori parlavano con entusiasmo del loro lavoro nei fumetti, Monti invece esprimeva un certo rammarico per l'andazzo della scena culturale italiana, il disagio di un autore di talento che trova oggettive difficoltà a campare coi fumetti, ma non perchè il destino cinico e baro gli si è rivoltato contro, no, perchè rispetto ai colleghi di altre parti del mondo, che trovano invece nei loro paesi sostegni istituzionali, politiche culturali che li premiano, il contesto italiano non premia sempre il merito e può spingere paradossalmente gli autori più interessanti a smettere. Una constatazione di fatto che riflette i problemi dell'intera nazione. Il talento di Monti viene riconosciuto, ma sono certo che i suoi libri non vendono più di qualche migliaio di copie.
Inserisci linkLa conclusione che se ne trae è questa: in Italia un fumettista può continuare a produrre mantenendo qualità e valore solo a patto che si applichi nel tempo libero, fuori dal lavoro che gli da da vivere.
Sono riflessioni che personalmente ho fatto mie molto molto tempo fa - diciamo quando dovevo decidere cosa fare da grande (ho una laurea e un master, ho sempre fatto altri lavori dedicandomi alla scrittura nel tempo che rimane) però se per quanti si dedicano alla scrittura un impegno a tappe è auspicabile per dare tempo alla medesima di decantare, per quanti si dedicano al disegno per i fumetti la questione è molto diversa, escludendo chi produce poco per scelta è vitale per chi vorrebbe viverci non avendo in mano altre carte da giocare. Il disegno dei fumetti è una maratona, non concede pause. E se fai un altro lavoro alla fine sei costretto a scegliere, o fai abbastanza denaro disegnando fumetti o è meglio smettere e dedicarsi alla professione. C'è chi riesce a fare altri lavori, a collaborare con editori italiani o esteri che producendo collane ad alta tiratura garantiscono paghe dignitose, vero. Ma non tutti gli autori hanno capacità o voglia di piegarsi alla produttività o per vari fattori non ci arrivano mai. Alla fine dei giochi il fatto che Giacomo Monti smette è una perdita e un brutto segnale per il fumetto che perderà una voce originale e fuori dal coro. A proposito, che fine ha fatto Gipi? :(

venerdì 18 novembre 2011

Guido Buzzelli

La notizia della partenza del nuovo sito ufficiale dedicato a Guido Buzzelli mi fornisce l'occasione per scrivere di uno dei maestri del fumetto internazionale ancora poco conosciuto purtroppo.
Guido Buzzelli è tra gli autori italiani più importanti del secolo scorso, tuttavia a lungo è stato apprezzato più all’estero che in patria.
I “formati tradizionali”, la strip e il comic book, in Italia anche il “quaderno bonelliano”, concetti quali “protagonista fisso”, “eroe”, “lieto fine”, non fecero parte della concezione del fumetto di Guido Buzzelli, per quanto anche agli esordi durante gli anni ’50 per alcune editrici romane realizzò parecchi albi a strisce d’avventura tradizionale come Alex, eroe dello spazio, Bill dei Marines o Dray Tigre.
Nel 1966 perciò Guido Buzzelli iniziò la realizzazione del provocatorio La rivolta dei racchi, le cui prime tavole furono esposte l’anno successivo durante il terzo Salone dei Comics di Lucca suscitando l’interesse degli addetti ai lavori. Da considerarsi come il primo graphic novel, un fumetto libero nella struttura narrativa, nel segno, nei temi - ricordiamo che la prima grapic novel in terra statunitense arriverà solo nel 1978, con Contratto con Dio di Will Eisner.
Guido Buzzelli nacque in una famiglia d’artisti, a Roma, il 27 Luglio del 1927, manifestò precocemente le proprie doti grafiche, già nei suoi primi lavori esibì con naturalezza tavole d’un efficace ed espressivo chiaroscuro misto a mezzatinta e sfumature acquerellate che risentono dell’influenza di illustratori del calibro di Walter Molino e Rino Albertarelli. Successivamente collaborò con due importanti editori britannici di fumetti, il Daily Mirror Syndacate e la Fleetway Publications.
Gli anni ’60 furono decisivi per la carriera del fumettista romano, sposò Grazia De Stefani, sua abile collaboratrice fino alla morte prematura del maestro avvenuta il 25 Gennaio del 1992 a Roma, ma sopratutto perchè in questi anni maturò la propria visione del fumetto, una prospettiva delirante, impietosa, da incubo, a tratti cinica e disincantata, rivelatrice della realtà dell’uomo e del mondo. La rivolta dei racchi, una metafora selvatica, un’allegoria aspra della lotta di classe in cui i potenti sono i belli mentre i brutti, i racchi, sono gli schiavi che compiono la rivolta guidati da Spartak, le cui fattezze ricalcano quelle dell’autore, fu pubblicata in Francia nel ’69 suscitando notevole interesse presso critica e lettori. Da allora il nome di Buzzelli per il mercato d’oltralpe divenne sinonimo di fumetto di qualità trovando ospitalità presso le più prestigiose riviste del settore quali «Pilote», «L’Écho des savanes», «Metal Hurlant» tra le altre, su cui pubblicherà veri capolavori quali I labirinti, fiaba nera ed agghiacciante sulla civiltà moderna, Zil Zelub, incubo deforme in cui le membra del protagonista vivono ognuna di vita propria, L’Agnone, vicenda dai toni pasoliniani d’una bestia metà leone e metà agnello e delle disavventure d’un regista idealista alle prese con una pièce teatrale e con un individuo amorale, specchio deformante del proprio animo.
In questi anni assieme allo sceneggiatore Gourmelen diede vita al western Nevada Hill, e non mancarono collaborazioni con altri sceneggiatori d’oltralpe.
Buzzelli pubblicò anche alcuni racconti gustosi quali Annalisa e il diavolo, L'intervista, Un tipo angelico, Piazza del popolo, Sposalizio, Zasafir, Il mestiere di Mario, La guerra videologica e La giara (ispirato alla novella di Pirandello). Insomma, mentre il mondo del fumetto francese lo osannava, Buzzelli in Italia era quasi ignorato, almeno fino al 1973 quando al Salone di Lucca gli fu consegnato il prestigioso Yellow Kid quale miglior autore dell’anno, da allora infatti iniziarono una serie di collaborazioni con riviste quali «Linus», «AlterAlter», «Comic Art», periodici d’informazione quali «L’Unità», «Paese sera», «Il Messaggero», «Satyricon» - inserto satirico della «Repubblica» -, fino alla collaborazione con la Bonelli per lo speciale di Tex, nel 1988 infatti con una sceneggiatura di Claudio Nizzi, Guido Buzzelli inaugurò la fortunata collana degli speciali annuali di Tex, gli albi giganti meglio noti come “texoni”, disegnando con dinamismo la storia Tex il grande! che lo fece conoscere al grande pubblico.
Ciò nonostante Buzzelli non ha avuto in Italia il successo che meritava, almeno pari a quello pur tardivo tributato ad un Hugo Pratt ad esempio. A mio modesto parere ciò probabilmente fu dovuto al fatto che Buzzelli non concesse nulla al pubblico e non accettò alcun compromesso pur di portare avanti la propria scelta stilistica e narrativa. L’assenza d’un “lieto fine” nelle sue storie, rivelatrici delle brutture, degli inganni e delle nefandezze della civiltà e dell’uomo moderni, assai distanti da visioni consolatorie e inclini ad una visione apocalittica della realtà, deformante, grottesca, ma per questo ancora valida e universale, fece il resto.
Buzzelli è stato il primo autore in Italia ad osservare e rappresentare la realtà
attraverso il fumetto con un’ironia provocante ed un segno originale, a rivolgersi al pubblico maturo esprimendo una visione deformante e aggressiva. Prima di Pazienza, perciò prima ancora di tutti. Indispensabile.

mercoledì 16 novembre 2011

Similitudini

Sarà che ho la mente malata, ma a me il professor Mario Monti non mi sembra un volto nuovo. Incaricato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per formare e guidare un nuovo esecutivo di governo, che dovrebbe tirare fuori l'Italia dal pantano economico in cui è stata fatta sprofondare (o consegnarla agli speculatori - dipende dai punti di vista), nei suoi tratti rivedo l'Agente Graves di quel capolavoro del fumetto e del complotto che è 100 Bullets!
E per certi versi tutta questa situazione di Monti con l'Italia mi ricorda la sequenza "Sono il signor Wolf, risolvo problemi"dal Pulp Fiction di Quentin Tarantino. Mancano solo i due cazzoni. E un'idea ce l'avrei...


lunedì 14 novembre 2011

Psicometrica

Psicometrica - Memorie da un futuro remoto, pubblicato da Verba Volant Edizioni di Siracusa, è un fumetto scritto da Simone Brusca e disegnato da Giacomo Pilato, due nuovi autori siciliani che si affacciano per la prima volta sul mercato del fumetto italiano, così come è all'esordio, relativamente all'ambito dei comics, la giovane casa editrice siracusana che con questo volume inaugura Gr[een]aphic novel, la propria divisione di fumetti, una collana orientata sul versante degli autori esordienti.
Psicometrica
, riconducibile al graphic journalism, un genere che negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo notevole in Italia e non solo, è frutto di un'attenta documentazione e anche un racconto basato su fatti reali legati ad oggetti di uso e consumo quotidiano dietro i quali si cela lo sfruttamento violento di manodopera a basso costo, di uomini, donne e anche bambini costretti a lavorare in condizioni brutali. La lettura però non si limita a rispecchiare una realtà ma indica una via per poter intervenire e dare una mano a queste vittime del mercato.
Martedi 15 Novembre alle ore 18 presenterò Psicometrica in veste di relatore presso la libreria Feltrinelli di Catania. All'incontro parteciperanno i due autori, Simone Brusca e Giacomo Pilato e interverranno referenti catanesi di Emergency, Amnesty International, Arci, Greenpeace, Libera, Manitese e Unicef.

venerdì 11 novembre 2011

Charlie Hebdo

Prima di essere italiani siamo europei. Considerando l'attuale situazione economica questa frase potrebbe suonare ambigua. Ciò che intendo è che gli usi e costumi consolidati nella vita civile europea, i diritti e i doveri che caratterizzano i rapporti sociali in Europa non possano prescindere dalla libertà di espressione e di pensiero. Fino a una decina di giorni fa ritenevo tutto ciò un dato acquisito, un fatto consolidato, ma evidentemente mi sbagliavo.
Considerate l'attacco incendiario alla redazione parigina della rivista di fumetti francese Charlie Hebdo e capirete come in Europa si rischia di precipitare nel vortice dell'integralismo religioso, del pensiero unico e della censura che si ritenevano ormai consegnati alla Storia degli scismi, delle guerre di religione e delle dittature.
Sono campanelli d'allarme che risuonano di tanto in tanto, è già accaduto appunto qualche tempo fa che un fumettista satirico in Danimarca ricevesse minacce di morte a causa di alcune vignette ritenute sacrileghe e blasfeme da alcuni gruppi integralisti.
Intelligente e caustica la reazione di Charlie Hebdo, che non si arrende ma risponde per le rime alla violenza e alle minacce rilanciando con ironia e anticonformismo.
Questi eventi hanno scosso il mondo del fumetto francese. Se ne deduce che il prezzo della democrazia e della libertà è l'eterna vigilanza contro l'integralismo, da qualunque parte esso provenga. La risposta è non tacere.

mercoledì 9 novembre 2011

Deciditi, bestia!



A forza di tergiversare si rischia di prendere delle decisioni sbagliate, di correre dei rischi maggiori e di farsi molto male.
Alla luce degli eventi delle ultime ore mi sono ricordato di questa magnifica sequenza tratta da Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (titolo originale: Dirty Harry), un film del 1971, diretto da Don Siegel.
Certo che la carriera di Eastwood è straordinaria! Partito come pistolero fuorilegge scaltro e taciturno, passato attraverso caratteri affini alla figura del vigilante-tutore della legge, assorto al ruolo-icona di raddrizzatore di torti tout-court contribuendo però con alcune pellicole da lui dirette ad alimentare la riflessione e il dibattito sui diritti civili.
Pochi sanno, credo, che Clint Eastwood ha una discreta esperienza come attivista politico di area libertaria (per sua stessa ammissione), inoltre è stato pure sindaco di una cittadina in California e si è spesso impegnato nelle campagne elettorali presidenziali, talvolta per i democratici, più spesso per i repubblicani.

lunedì 7 novembre 2011

Bastardi senza gloria

Si, Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, ecco, per la precisione la sequenza finale, quella in cui il Tenente Aldo Raine, detto l'apache, interpretato magistralmente da Brad Pitt, incide la svastica col suo coltello sulla fronte del colonnello delle SS Hans Landa (ancor più abilmente incarnato da un superbo Christoph Waltz). Il motivo? Semplice. Finita la guerra doveva essere facile poter riconoscere i nemici di un tempo. Il trasformismo è una pratica vecchia come la Bibbia e nota in tutto il globo terracqueo, con ogni evidenza. In Italia poi lo sport nazionale è sempre stato il salto (sul carro del vincitore), seguito poi dal trasformismo. Quando la barca affonda, i ratti sono i primi a fuggire.
Memorabile invece la mancata epurazione dai quadri amministrativi e istituzionali degli appartenenti al vecchio regime per l'Italia liberata del '45. Se avete letto qualcosa di Beppe Fenoglio - autore, tra gli altri - del Il partigiano Johnny - avete compreso bene a cosa alludo.
Ecco, in questi giorni mi ronzano in testa queste cose. Insieme a V for Vendetta, il capolavoro a fumetti di Alan Moore e David Lloyd.

mercoledì 2 novembre 2011

Pasolini

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 Marzo 1922 - Ostia, 2 Novembre 1975)



Oggi è il giorno della commemorazione dei defunti. La data coincide tutti gli anni in maniera sinistra con quella dell'assassinio di Pasolini. Una morte scomoda per alcuni, ai quali la sorte beffarda però non manca di ricordarla ogni anno. Un omicidio su cui grava ancora oggi un'oscurità densa e limacciosa. Tuttavia la luce della sua opera ci aiuta ancora a interpretare il presente. A leggere tra le righe. A intuire la verità dietro i falsi paramenti della cultura e dell'informazione dei vari "palazzi" del potere. E di questo gliene saremo grati per sempre.

domenica 30 ottobre 2011

La maratona dei fumetti

La maratona è una gara di corsa sulla distanza di 42,195 chilometri dal ponte di Maratona allo Stadio Panathinaiko di Atene. Era la gara più attesa dei Giochi Olimpici storici in quanto fungeva da rievocazione sportiva di un evento cruciale: la corsa di Fidippide dalla città di Maratona all'Acropoli di Atene per annunciare la vittoria sui persiani nel 490 a.C.
All'epoca Milziade, gran condottiero dell'esercito ateniese, dopo la vittoria sui persiani incaricò il soldato Fidippide di recare la buona notizia ad Atene. L'araldo percorse l'intera distanza di corsa senza mai fermarsi. Alla fine dei 42 chilometri e passa Fidippide, dopo aver dato l'annuncio della vittoria di Atene sui Persiani, gridando Nenikékamen, "abbiamo vinto", crollò al suolo sfinito dalla fatica e morì.
Fare fumetti è come correre una maratona. Non valgono trucchetti, tricchetracche, sotterfugi e scappatoie. Ci vuole costanza, coerenza e sostanza.
Servirà ricordare alcune parole di Andrea Pazienza, tratte da una sua intervista: "[... ] il fumetto è l’esattezza, la precisione per eccellenza, perché non si scappa, c’è l’immagine, c’è lo scritto: se sei un fesso si vede subito [...]".
Ebbene, in un'epoca e in una cultura come quella in cui siamo costretti a vivere e in cui il concetto di valore non conta nulla, in cui l'arte è una merce, la poesia è morta e il cinema ridotto a passarella per vip, nel tanto vituperato fumetto esiste ancora un discriminante. Evvivadio! Ci sono anche disegnatori che si spaccano la schiena chini sui tavoli da disegno ogni santo giorno che Dio comanda cercando di fare il massimo. Ci sono pure sceneggiatori che scrivono storie dando del proprio meglio e che riflettono a fondo sulle medesime prima di chiudere una sceneggiatura. E quando succede tutto ciò si vede, eccome!
Certo, ci saranno sempre i furbastri che sceglieranno le scorciatoie, ma sono degli illusi che non andranno lontano.

venerdì 28 ottobre 2011

Consigli di lettura per Lucca Comics

Visto che negli ultimi giorni in vista di Lucca Comics qualcuno mi ha chiesto dei consigli per gli acquisti, vi ripropongo qui le mie "dritte" relative a uscite recenti e/o imminenti.
Comincio con alcuni autori europei che apprezzo molto. Inizio con l'edizione integrale di Max Fridman - No pasaran di Vittorio Giardino (Rizzoli-Lizard), gran bel fumetto. Poi L'inverno del disegnatore (Tunuè Editori), l'ennesima prova dell'immenso talento di Paco Roca. Quindi l'edizione definitiva e completa de Gli anni dello Sputnik di Barù (Coconino Press) e la sfiziosa riproposta filologica del Phonx di Paolo Bacilieri (Black Velvet).
Per gli amanti delle storie "dure" consiglio invece il fumetto scritto da Matteo Casali e illustrato da Kristian Donaldson, intitolato 99 giorni (Panini Comics). Nella stessa collana trovate titoli molto buoni in genere tra cui alcune perle come Le viscere del Bronx (Milligan-Romberger), Noche Roja (Oliver-Latour) e Il derattizzatore (Diggle-Ibanez).
Agli amanti del mistero suggerisco Hellboy - L'uomo deforme e altre storie di Mike Mignola (Magic Press), Fog di Roger Seiter e Cyril Bonin (001 Edizioni) e il NEONOMICON di Alan Moore e Jacen Burrows (Bao Publishing).
Sul versante classici dovrebbero esserci pure due annunciate ristampe del fumetto argentino, lo Sherlock Time di Oesterheld e Breccia (Comma 22) e Alack Sinner - Nicaragua di Sampayo e Munoz (Nuages Edizioni).
Molto probabilmente a Lucca saranno disponibili alcune uscite annunciate come prossime - che cito col beneficio del dubbio, insomma dateci un'occhiata ma potrebbero non essere ancora sul mercato. Sto parlando del Revolver di Matt Kindt (Bao), di Death Ray di Daniel Clowes (Coconino) e infine di Vivere con Mr. Dangerous di Paul Hornschemeier (Comma 22), tre libri che non passeranno inosservati a mio parere. Buona lettura!

mercoledì 26 ottobre 2011

Lucca Comics 2011

Mentre trascorro il mio anno sabbatico dalle fiere di fumetto, di certo il treno delle varie manifestazioni e dei diversi eventi legati ai fumetti non si ferma ma continua a procedere spedito la propria corsa. La prossima "fermata" sarà per Lucca Comics 2011, la storica mostra-mercato che si svolgerà presso la cittadina toscana dal 28 Ottobre al 1 Novembre.


La Tunuè - Editori dell'immaginario, la dinamica casa editrice per cui ho pubblicato i miei principali lavori, sarà come sempre presente in prima linea con un sacco di belle novità in anteprima e la possibilità di scaricare dal loro sito un utile buono sconto! Chi volesse oltre le novità potrà naturalmente trovare anche i miei libri allo stand della Tunuè presso il Padiglione di Piazza Napoleone, Stand E 101 – E 102.Non mancate anche una visita allo stand del Centro Fumetto Andrea Pazienza, dove oltre le nuove iniziative potrete trovare l'antologia Futuro Anteriore - Giallo cui ho contribuito a suo tempo con un soggetto originale.

lunedì 24 ottobre 2011

Narrativa e fumetto - seconda edizione

Dopo il buon esito della prima edizione, svoltasi la scorsa primavera, nel prossimo mese e mezzo curerò la Seconda Edizione del Laboratorio di scrittura per la narrativa e il fumetto.
Gli incontri si terranno ancora presso il Centro Giovanile Mistero Buffo di via Pennisi 25, Acireale (CT), sede del locale Circolo Arci e dell'Associazione Scarti, realtà da anni attive sul territorio nell'ambito della promozione sociale e della diffusione della cultura.
Si partirà giovedi 27 Ottobre alle ore 18. Dopo proseguiremo ogni giovedi (sempre alle ore 18) fino al 1 Dicembre.

L'attività è rivolta a coloro che, interessati alla scrittura, cercano un'occasione per scoprire, perfezionare e approfondire le proprie capacità. Durante il laboratorio si approfondiranno le conoscenze teoriche di base e si terranno esecitazioni per la composizione narrativa di un racconto e di un fumetto, in un'ottica che considera l'esperienza della scrittura come un canale di comunicazione con il mondo esterno, di espressione sulla realtà.
Le iscrizioni sono ancora aperte, chi fosse interessato potrà contattarmi qui o sulla bacheca Facebook del laboratorio.
La locandina che vedete sopra è stata gentilmente realizzata da Roberta Nanfitò.

venerdì 21 ottobre 2011

Joy Division



Gheddafi morto, Mubarak caduto già da tempo... come Ben Alì detto il "Berlusconi di Tunisia", che sembra un pò come quando si diceva che Gheorghe Hagi era il Maradona dei Carpazi. Tutta la geopolitica del Mediterraneo sta cambiando. Anche la situazione tra Israele e Palestina vive un interessante fermento.
Il mondo dei fumetti in Italia si butterà a capofitto tra pochi giorni sulla manifestazione tradizionale che si svolge a Lucca tutti gli anni. Stand, nuove uscite. Grandi autori. Viviamo strani giorni, rivolgilmenti di cui potremo valutare gli effetti solo a lungo termine, immagino. E l'Italia? Schiacciata da un debito pubblico abnorme, con una crisi occupazionale senza precedenti. Le istituzioni in fase di stallo. Si tira a campare, si, ma fino a quando? Ieri in queste ore ad un famoso scrittore di fama nazionale rivolgevo la seguente domanda: se non avesse avuto successo come scrittore, che mestiere avrebbe fatto nella vita? Il calciatore, rispose. No, dissi, un lavoro vero intendo? Nessuna risposta. Bella la musica dei Joy Division, però. Let's rock!

mercoledì 19 ottobre 2011

L'indagatore dell'incubo

Torno a scrivere di Manly Wade Wellman poichè spulciando tra i miei libri mi è capitato tra le mani una piccola raccolta di racconti della paura della Newton Compton intitolata Gli indagatori dell'incubo e dedicata appunto a quella tipologia di personaggio caratteristica della seconda metà dell'ottocento: il sensitivo-medium che si dedicava a fenomeni paranormali, castelli infestati, luoghi maledetti, mostri e fantasmi.
Ebbene non lo ricordavo nemmeno stavolta, ma anche questo libro contiene un racconto di Manly Wade Wellman. Si intitola Il rondache di Leonardo e appartiene al ciclo di John Thunstone (diversamente dal precedente racconto - Chastel - che avevo scovato l'altra volta e in cui era protagonista un altro suo personaggio, il Giudice Pursuivant). Grazie a Hellboy, anzi, grazie a Mike Mignola, ho riscoperto queste due storie davvero deliziose da leggere, sopratutto la sera quando le ombre si confondono e disegnano strane cose.
L'indagatore dell'incubo, questo personaggio che si muove in uno scenario ottocentesco tra spettri, sedute spiritiche e mostri di vario genere ha goduto di minor fortuna rispetto al tipo del detective "razionalista" alla maniera dell' Auguste Dupin di Edgar Allan Poe, che da allora è stato protagonista di migliaia di film, romanzi, racconti e fumetti sotto le spoglie dei vari commissari, ispettori, poliziotti e investigatori privati che imperversano ancora oggigiorno.
Diversamente, personaggi come il Solomon Kane di Robert Howard, il Carnacki di William H. Hodgson o il Randolph Carter di H.P. Lovecraft tolti dallo scenario ottocentesco pare non funzionino. (nell'immagine, Ritratto del Dr. Heinrich Stadelmann - 1920, di Otto Dix).

lunedì 17 ottobre 2011

Mi ritrovai in una selva oscura

Dove si svolge questa scena? Quando? Chi c'è dentro questa macchina? Dove stanno andando? A fare cosa?
Per scoprirlo bisogna aspettare l'uscita di Invito al massacro, il fumetto, da cui proviene questa "vignetta in progress", che ho scritto e sceneggiato per i disegni di Davide Garota.
La storia è in avanzata fase di lavorazione e uscirà per Tunué.
Di tanto in tanto ho svelato qualche retroscena di questo nuovo fumetto, un lavoro a cui tengo moltissimo e che mi sta costando parecchia fatica e sacrifici. Ma ne varrà la pena, non ho dubbi in proposito. Non è un racconto fatto di trucchi e maneggi.
Scrivere fumetti è una cosa strana, però. Immagini una storia, la vivi, la scrivi, la sceneggi e prima di vederla illustrata e stampata passa davvero tanto tempo.
Una terra di nessuno tra la scrittura e la pubblicazione, una selva oscura dove può succedere di tutto. Uscirne vivi è già di per sè una grande impresa. Da quando lavoro a questo fumetto poi mi sono successe un sacco di cose un sacco strane. Magari un giorno ci rideremo sopra. Per ora godetevi questo piccolo assaggio.

giovedì 13 ottobre 2011

DRIVE e l'onestà intellettuale



Non ho mai creduto troppo ai premi, di nessun ambito (fumetti, letteratura, cinema...): tante sono le dinamiche che entrano in gioco nell'assegnazione di un riconoscimento e spesso nulla hanno a che vedere con l'estetica, l'etica e il valore e il senso di un'opera e di un autore. Con qualche eccezione come il trailer sopra.
Visto giusto un paio di giorni fa: CAPOLAVORO!
Il cinema come deve essere scritto e girato. Crudo e spietato. Essenziale e senza fronzoli. Si, sto parlando di Drive, la pellicola di Nicolas Winding Refn, fresco vincitore all'ultimo Festival di Cannes del Premio per la Migliore Regia.
Rincuora veder riconosciuto il vero merito una volta tanto.
A proposito di onestà intellettuale, l'esercizio della medesima è merce rara nell'ambito della critica e dell'informazione sui fumetti e la brutta notizia è che questi giorni segnano la chiusura di Harry dice... uno dei migliori spazi di approfondimento sui fumetti presenti in rete, dove l'autore dei post metteva in campo sempre la propria di onestà intellettuale. Potevi non essere d'accordo con le sue argomentazioni, ma ne riconoscevi l'onestà. La sincerità. Peccato. Se ne sentirà la mancanza.


martedì 11 ottobre 2011

Il dottor Zero



Decostruzionismo, post-modernismo... e voi mi avete propinato il "pensiero debole"? Cioè, una filosofia antidogmatica mi serviva come il pane e voi dalla vetta della vostra cattedra putrida borbottando come vecchi lamentosi "non ci sono più certezze... non ci sono più certezze..." mi fate il riflusso ideologico verso lo storicismo moderato, e ci mancherebbe altro, da un tenue marxismo o peggio ancora dall'ideal-crocianesimo? Vergogna!
Vabbè, che tanto poi ci sono arrivato da solo lo stesso... ma che fregatura! E per questo sarò ancor più grato a Oesterheld e Breccia e ai fumetti Vertigo, Pratt e Giardino, Gipi e Bacilieri e ancora Clowes e Burns, a tutto ciò che ne è seguito e seguirà.

domenica 9 ottobre 2011

C'è merda per te



Nelle ultime settimane sono rimasto esterefatto dal culto per i "guru" di varia natura mostrato da parecchia gente. Guru che innestano nel cervello nuovi bisogni per il loro tornaconto. Merda!
Qualcosa che va oltre dall'imparare da chi ne sa meglio. Qualcosa di molto diverso.
Io posso solo dire che il mio debito nei confronti del cinema di Ciprì & Maresco è grande. Non importerà a nessuno, ma riconosco che la mia scrittura deve tanto alla loro cinematografia.

giovedì 6 ottobre 2011

Un autore vero

Pare che L'ultimo terrestre, la pellicola di Gipi ispirata a Nessuno mi farà del male, la raccolta di fumetti di Giacomo Monti, non abbia fatto incassi stratosferici al botteghino. La cosa mi riempie di amarezza. Il film l'ho visto ed è davvero bello, esteticamente ed eticamente coerente. Intelligente e delizioso. Merita di essere visto. In particolare la prestazione di Gabriele Spinelli - nel ruolo difficile del protagonista - è stata davvero intensa. Incassi non stratosferici, dicono i bene informati. Brutto segnale. Per quanto sarebbe interessante prenderli in considerazione del numero di copie distribuite nelle sale italiane. E sopratutto della loro permanenza nei cinema.
Ricordo che all'indomani della partecipazione di Gipi alle Invasioni Barbariche - il programma di Daria Bignardi su La7 - molti di quelli che sapevano che scrivevo fumetti mi chiesero se conoscessi Gipi. Ci mancherebbe altro, rispondevo. Frequentavo le fiere e ai tempi non era difficile incontrarlo, chiedergli una dedica, scambiare un saluto e Gipi è sempre stato molto gentile e disponibile. Le sue storie sono state per me tra i migliori trip a fumetti. Per ciò, assodato che lo conoscessi, mi chiedevano consigli su cosa leggere di suo, dato che li aveva interessati il suo essere "contemporaneo". Immagino intendessero il fatto che scrivesse storie dei nostri tempi. Potere della Tv, forse, ma non solo. Ovviamente, apprezzando i suoi fumetti non fui certo avaro di consigli. Non so quanti andarono a leggere i suoi libri davvero. Ma di uno mi ricordo poichè ritornò e mi chiese se ci fossero altri autori di fumetti "contemporanei". Gli parlai di Toffolo, Corona, Monti e Bacilieri. Infine, ammetto con una punta di narcisismo, aggiunsi che volendo poteva provare a leggere anche i miei fumetti. No, rispose. Preferisco un autore vero.

martedì 4 ottobre 2011

Gola profonda

Italo Svevo faceva in pratica il ragioniere. Charles Bukowski campava di espedienti, lavori pesanti, umili e sottopagati, corse di cavalli e scommesse. Jorge L. Borges lavorava presso una biblioteca. Franz Kafka lavorava per un istituto assicurativo. Tommaso Landolfi, appassionato di gioco d'azzardo, lavorava principalmente come traduttore. Primo Levi lavorava nel settore della chimica industriale. Raymond Carver nella sua vita svolse prevalentemente lavori pesanti: sono tutti grandissimi scrittori.
In ambito letterario il fatto che i libri nella stragrande maggioranza dei casi non consentono di campare a chi li scrive è un argomento assodato e di cui nessuno si scandalizza, tuttosommato. Nessuno può negare senza passare per imbecille che uno scrittore non possa essere un grande autore in funzione del fatto che si guadagna da vivere con lavori diversi dalla scrittura delle proprie opere.
Nel mondo del fumetto accade invece di sentire spesso il contrario. Come dire che solo i "best sellers" abbiano diritto di esistere. Non è il caso di prendersela, credo, è un mondo fatto così. E ora, musica!

domenica 2 ottobre 2011

Coi fumetti si muore

A proposito della notizia del ragazzino che sarebbe morto decapitato dal coperchio di un cassonetto mentre cercava giusto là dentro dei fumetti - a parte che sembra una leggenda metropolitana - mi ha ricordato certe cose.

Quand'ero ragazzino non si differenziava la carta, ma poteva capitare di trovare ammucchiati intorno ai cassonetti degli scatoli di vecchi giornali e riviste, ma mai dico mai mi è capitato di vederci in mezzo dei fumetti. So per certo però che tanti ragazzini tornando a casa da scuola si sono ritrovati la camera svuotata dei propri fumetti che avevano lasciati sparsi in disordine. Era stata la loro mamma a buttarli nella spazzatura. Ed erano pianti e strepiti, ma dei fumetti nessuna traccia. Mi ricordo di uno che era pure scappato di casa per questo motivo. L'hanno ritrovato i carabinieri alla stazione dei treni. Nello zainetto aveva dentro mezzo chilo di pane, una cartata di olive nere e l'ultimo numero di Alan Ford preso nell'edicola di fronte. In tasca solo gli spiccioli per il biglietto. Una volta mia madre ha fatto sparire qualche decina di numeri di Geppo, ma non sono scappato di casa per questo, sono solo diventato un maniaco nel conservare e sorvegliare i fumetti.

giovedì 29 settembre 2011

Carnage tra Polanski e Hitchcock

Carnage, in francese "carneficina", è l'ultimo lavoro del regista polacco - naturalizzato francese - Roman Polanski.



Regista solido e visionario, autore di pellicole cinematografiche di rara bellezza, tra cui alcuni autentici capolavori, Polanski non ha mai mancato durante la propria carriera di ispirarsi all'opera di Alfred Hitchcock.
A questo proposito Carnage mi ha riportato alla mente un altro film del maestro della suspence, un'opera in particolare con cui il film di Roman Polanski possiede diverse affinità etiche ed estetiche: Rope (un capolavoro del cinema noto come Nodo alla gola).



Film nati entrambi da pezzi teatrali, girati quasi interamente all'interno di una stanza - magistrali i piani sequenza di Hitchcock - in cui monta una tensione crescente e ritmata e dove emerge un quadro della specie umana fosco e singolare. Polanski, in questo caso, ci mette un pizzico di ironia in più rispetto al film del regista inglese, ma anche l'ironia è stata una componente essenziale nella scrittura di Hitchcock.

mercoledì 28 settembre 2011

Fellini e Manara

Fellini e Manara tra mistero, esoterismo ed erotismo, pubblicato da Navarra Editore di Palermo, è un saggio della giornalista Laura Maggiore. Il libro racconta l'intenso dialogo tra cinema e fumetto e offre originali testimonianze su un grande regista-disegnatore e un grande fumettista amante del cinema.
Federico Fellini infatti collaborò con Milo Manara e tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta l'inedita coppia mandò alle stampe due storie a fumetti, Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet.
Il saggio ricostruisce la storia di questa collaborazione, rivelando il Fellini disegnatore professionista - prima di entrare nel mondo del cinema - e appassionato cultore di fumetto da sempre, nonché l'origine dei due soggetti che furono alla base delle sceneggiature dei fumetti illustrati da Manara, una ascendenza che conduce a due progetti di film che il regista non riuscì a realizzare, una vicenda misteriosa di cui Laura Maggiore ripercorre le tappe.


Tutto ciò per dire che in veste di relatore presenterò Fellini e Manara tra mistero, esoterismo ed erotismo con l'autrice. L'incontro si terrà mercoledì 28 Settembre, alle ore 18, presso la libreria Feltrinelli di Catania. Assieme al sottoscritto interverrà Giulia Iannello, critica cinematografica ed esperta felliniana.


lunedì 26 settembre 2011

Sergio Bonelli

Come un fulmine a ciel sereno giunge adesso la notizia della morte di Sergio Bonelli. Ha scritto e creato personaggi come Zagor e Mister No, sceneggiando anche numerosi Tex (creato dal padre Gianluigi). Ha retto il timone della casa editrice milanese negli ultimi decenni dando modo a personaggi innovativi come Ken Parker e Dylan Dog di raggiungere il grande pubblico.
Non sarò ipocrita da affermare di essere cresciuto come autore coi suoi fumetti, ma di certo ne ho letti davvero parecchi per qualche anno, prima di smettere attirato da scritture e segni più affini alla mia sensibilità, e anche per una questione generazionale i miei riferimenti sono stati altri e diversi. Però non mi lascia indifferente la scomparsa di un personaggio così importante per la storia del fumetto italiano. Uno sceneggiatore assai capace e un editore dal profilo professionale impeccabile. E un vero signore.
Lo conobbi personalmente nel 2008, durante la Mostra Internazionale dei Cartoonist di Rapallo. Precedentemente c'era stato tra di noi un breve scambio epistolare - si, perchè Sergio Bonelli si ostinava, da uomo d'altri tempi, a scrivere lettere di carta anzichè e-mail. Poichè aveva parlato sulla posta di Tex del mio saggio Leggere Hugo Pratt - una lunga amicizia aveva legato infatti il maestro di Malamocco all'editore milanese - gli avevo scritto per ringraziarlo. Sergio Bonelli mi rispose con una lettera breve, ma assai cordiale, allegandomi per altro tre copie del Tex in questione in cui aveva segnalato il mio saggio. Quando perciò lo incontrai a Rapallo - al ristorante U giancu, per la precisione - mi avvicinai vincendo l'imbarazzo che di solito provo ogni volta che incrocio un "grande nome" alle fiere di fumetto - e mi presentai ricordandogli il nostro breve scambio epistolare. Sergio Bonelli mi sorrise stringendomi la mano, da gentiluomo d'altri tempi. Ecco, la sua scomparsa lascerà un vuoto di stile, segnerà un punto di non ritorno. Mi chiedo se qualcosa cambierà nel mondo del fumetto popolare da edicola.

sabato 24 settembre 2011

Carlos Sampayo

Si, al solito, da bambino ho imparato a leggere sui fumetti di Topolino e Paperino, appassionandomi anche alle avventure tragicomiche di quel povero diavolo di Geppo. I supereroi come Spiderman e Batman vennero subito dopo, precedendo personaggi dell'avventura tradizionale come Ken Parker, Mister No e quindi Dylan Dog. Tuttavia il mio primo trip a fumetti, come ho già avuto modo di raccontare, è stato intorno ai quindici anni con Mort Cinder di Oesterheld e Breccia. Vi furono poi altri trip memorabili, la linea Vertigo (con lo Shade di Milligan e Bachalo su tutti) e i fumetti di Hugo Pratt. La scoperta di autori come Pazienza, Giardino, Bacilieri e Gipi. Ma un grandissimo trip è stato leggere Alack Sinner di Carlos Sampayo e José Munoz.
A partire da Oesterheld mi hanno sempre intrigato gli sceneggiatori argentini, penso anche alla magnifica scrittura di Carlos Trillo, per esempio. Hanno una caratteristica che li rende per me interessanti: scrivono storie dove le cose sono come sono e non come dovrebbero essere. Prendiamo Carlos Sampayo per esempio. La sua scrittura ha un'etica e un'estetica assai precise. Un'adesione alla realtà che è raro trovare nei fumetti anche oggigiorno - le prime storie di Alack Sinner sono uscite nella prima metà degli anni settanta. L'estetica dell'adesione al reale si spinge tanto che sembrano scritte senza sceneggiatura, cioè nella vita non c'è sempre una fine, men che meno un lieto fine. Non sono i buoni che vincono sempre contro i cattivi. Non ci sono eroi. Non sempre tutto torna. Non c'è buonismo. Non vige il politicamente corretto.
Ad ogni modo, per chi volesse approfondire la conoscenza di Carlos Sampayo - e della sceneggiatura, della scrittura per il fumetto - qualche annetto fa il benemerito Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona ha prodotto Frammenti, un libro (la cui copertina è là sopra...) molto interessante, con un'intervista a Carlos Sampayo e un mucchio di tavole con accanto la sceneggiatura. Utile, davvero.